| Gherard Richter |
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Organizzata in collaborazione con la Kunsthalle di Amburgo, l’esposizione mette a confronto il lavoro di Gerhard Richter,
uno dei più importanti artisti della seconda metà del Novecento, con quello di
sette artisti contemporanei, legati da una profonda sfiducia nei confronti dell’immagine
come veicolo di verità.
Il tema dell’esposizione è la dissoluzione dell’immagine, e si pone come ideale
continuazione di Realtà Manipolate, che ha esplorato la relazione esistente tra la realtà e la sua rappresentazione
mediante la fotografia e il video. Gerhard Richter, uno dei pionieri nel portare all’estremo la dissoluzione
sia della figura che della tecnica pittorica stessa, dipinge sopra fotografie
originali o usa una particolare tecnica di pittura sfocata. Ben consapevole del
potere delle immagini, egli si sforza di rompere o piuttosto di mettere in dubbio
la loro chiarezza, facendo emergere o scomparire le immagini stesse. Gioca con
la realtà e la sua apparenza e converte le immagini figurative in astratte, focalizzando
la sua attenzione su dettagli minori o su soggetti comuni e casuali. Egli ha posto
come base del suo lavoro l’uso di immagini esistenti, sia per poter trasferire
le caratteristiche da un medium a un altro, sia per utilizzare differenti generi
su uno stesso piano.
Il CCCS ha invitato a entrare in dialogo con il lavoro di Richter sette artisti
contemporanei che nella loro carriera si sono concentrati sul tema della dissoluzione
dell’immagine. Il lavoro di ciascuno verrà presentato in uno spazio proprio, permettendo
così, pur all’interno del contesto unitario della mostra, di mantenere le specificità
delle rispettive ricerche. Xie Nanxing (Cina, 1970) unisce insieme video, fotografia e pittura per creare
immagini che riflettono sulla condizione umana del nostro presente, così dominato dall’estetica dei media. Lorenzo Banci (IT,
1974) studia i confini tra la rappresentazione e l’astrazione, dipingendo forme
in dissolvenza tratte da fotografie di luoghi apparentemente marginali in cui la luce è la principale protagonista. Il lavoro concettuale di Scott Short
(USA, 1964) si basa sul fotocopiare centinaia di volte lo stesso foglio bianco,
fino a quando si generano, in maniera casuale, dei segni che creano un’immagine
accidentale poi tradotta in un dipinto. Roger Hiorns (UK, 1975) crea installazioni
di carattere scultoreo in cui componenti chimiche innescano processi di trasformazione
che generano nuove forme evanescenti, sorprendenti e autonome dall’intervento
diretto dell’artista. Marc Breslin (USA, 1983) usa la superficie pittorica come un palinsesto, in cui
segni, graffi e tracce su diversi strati di pittura creano una metafora della
mente umana e della sovrapposizione o annullamento di ricordi ed eventi. Il lavoro
di Antony Gormley (UK, 1950) si pone come un’arte sociale che si muove tra figurazione
e astrazione, creando installazioni che evocano il tratto del disegno astratto
ma che sono il risultato di un processo di dissolvenza della figura umana. Wolfgang
Tillmans (DE, 1968) sperimenta le possibilità e i limiti della fotografia, lavorando su vari generi
e spingendosi fino all’astrazione con immagini create direttamente sul negativo
senza l’ausilio della macchina fotografica o della camera oscura.
Mentre Richter rimane fedele al medium della pittura, portando all’estremo le sue possibilità e arrivando quasi
a metterle in dubbio, gli artisti contemporanei in dialogo con le sue opere assumono
come loro cifra espressiva la difficoltà (e a volte, l’impossibilità) di arrivare,
oggi, a una chiara definizione del mondo attraverso l’immagine. |
| DAL 20/02/2010 AL 25/04/2010 | |
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