
Il centro gravitazionale dell’esposizione è costituito da un nucleo di capolavori
del periodo metafisico di Giorgio de Chirico (1909-1919).
Traduzione pittorica della sensibilità e della particolare concezione della vita
maturata dall’artista attraverso la lettura di Nietzsche, la poetica metafisica
viene riconosciuta come l’espressione dello stato d’animo di un intero secolo.
Alienazione e solitudine. Senso di abbandono, isolamento, inquietudine e disperazione:
De Chirico approda alla raffigurazione
avant lettre del “grande silenzio” generato dal primo conflitto bellico.
Celebri artisti e poeti si identificano immediatamente in quella straniante ed
enigmatica visione del mondo e in quella rappresentazione delle cose straordinariamente
lucida e penetrante. Il linguaggio di De Chirico diventa così imprescindibile
punto di partenza per la ricerca di artisti eterogenei, dalla Metafisica al Surrealismo.
In mostra, con il gruppo di capolavori metafisici di De Chirico dialogano quindi
le opere di René Magritte e Balthus e di altri artisti quali Max Ernst, Carlo
Carrà e Giorgio Morandi che in vario modo attinsero alla lezione dechirichiana.
L’intento non è solo quello di cogliere parentele stilistiche e affinità formali,
quanto di svelare inedite corrispondenze di temi, di soggetti, di sensibilità.
Responsabili del progetto scientifico sono Guido Magnaguagno, fra i curatori
della celebre mostra
Arnold Böcklin, Giorgio de Chirico, Max Ernst tenutasi nel 1998 a Zurigo, Monaco e Berlino e Paolo Baldacci e Gerd Roos, curatori
della monografica dedicata a De Chirico nel 2007 a Padova. Il Comitato Scientifico
è composto dai maggiori esperti internazionali degli artisti presi in esame.